venerdì 22 marzo 2013

Fallimento 2012


A quasi un anno dal fallimento, ne scriverò i dettagli.
Premetto che ogni sensazione che sarà messa nero su bianco deve essere almeno triplicata, poiché ora sono nettamente più calma di 7 mesi fa.

Inizi di giugno. Finisce l'anno scolastico. Finisce un percorso, credevo.
Fatti gli esami scritti, le valutazioni sembravano davvero basse: persone che in Italiano si ritrovavano un 7 (punti) su 15, punti atroci su tutte le prove ed io ero scandalizzata, ma ero anche "sollevata" perché ero ottava della mia classe secondo i punteggi. Avevo solamente 28 su 45, un voto basso a mio parere ma non volevo lamentarmi dato che tanti altri punteggi erano più bassi.
Giorno dell'esame orale: è stata l'ora e mezza più stressante della mia vita. Credo che avrei preferito un parto gemellare a quell'interrogatorio.
Mi sono presentata, vestita bene, calma e pronta per affrontare la commissione.
Compilate alcune cose formali, ho iniziato ad esporre la mia tesina sull'erotismo. Ci ho messo tanta dedizione a crearla, poiché trovo l'argomento una parte di me, del mio essere.
Ho iniziato da Storia dell'arte, esponendo Schiele (uno dei miei artisti preferiti, tra l'altro), ma il professore non mi considerava minimamente e flirtava con una professoressa. Ripeto: stavo esponendo, volevo i miei dieci minuti di "gloria", ma mi sono stati sottratti sotto il naso.
Irritata, ho continuato con Italiano, esponendo "La Lupa" di Verga, per poi finire con Inglese, esponendo l'Era Vittoriana, e sono stata considerata. Dunque, ho pensato, era tutto ok, potevo calmarmi.
Calma un cazzo, era iniziato l'interrogatorio. 
Domande su domande, a partire da Inglese. Domande di una certa difficoltà, alle quali, fortunatamente, sapevo rispondere benissimo, ciò nonostante l'intera commissione si faceva i fatti suoi. Non riuscivo a sentire le domande della docente, ed era solo ad un metro e mezzo di distanza da me. In classe si viene rimproverati per il chiasso, o sbaglio?
Poi si è passato a Francese, tutto liscio (ah, il chiasso continuava intanto). Italiano, il tartassamento senza fine: ho dovuto analizzare una poesia, parlare di Pascoli, parlare di Svevo e di due sue opere, la docente sembrava non averne abbastanza e la richiesta frequente è stata "E poi? E poi?". È stata fermata.
Io capisco (e capivo) che una persona vuole affermare un suo livello, o competenza, ma non credo fosse stato giusto lanciarmi coltelli in faccia e cercare di mettermi a disagio a tutti i costi, solo perché si è frustrati.
Si è passati poi a Storia, ma avevo già messo in conto di peccare, poiché Storia ed io non siamo mai andate d'accordo. Quindi non ho risposto ad alcuna domanda, solo qualche parola buttata lì, ma non avevo nulla di concreto da dire.
E poi è arrivato il momento in cui ho iniziato ad andare in panico, a sudare, ad essere quasi derisa per il mio stato d'animo: Storia dell'arte. Il professore, credendosi Sgarbi ( se leggerai questo blog, e spero capiti, sappi che non sarai mai all'altezza di Sgarbi; inoltre ti dò del "tu" perché non so come altro rivolgermi ad una persona che plagia con così scarsi risultati ) mi ha provocato una confusione mentale immane con solo una domanda: ho risposto "No, quei due artisti non hanno creato opere erotiche", ma i suoi "E invece sì" detti più volte, hanno generato il mio panico mentale. Immaginate un computer quando non trova il file richiesto e, in alcuni casi, si blocca fino a surriscaldarsi. Ecco, così ero io. Stavo tremando, perché ero convinta di sapere una cosa, quando poi mi viene detto il contrario. Non sapevo che fare, non riuscivo più a parlare. Il professore, visto il mio panico, ha pure osato fare l'irritato della situazione e ha passato la parola alla docente di Spagnolo, alla quale non riuscivo a rispondere, balbettavo e basta. ( giusto per dire: avevo ragione io in Arte )
In seguito Matematica, e mi ero calmata, poiché le regole non sono soggettive, per fortuna.
Era un inferno. Era sbagliato. Era quel che era, e spero non capiti a nessuno.
Sono poi tornata a casa, ho preso una birra e celebrato con Madre.
Nelle seguenti settimane mi è arrivata una voce: "Ne hanno bocciati 5 in classe nostra". "Ma è legale dire certi esiti prima dell'esposizione dei risultati?", pensavo, ed ero anche un po' agitata, dato che, 5 alunni su 21, è un numero non del tutto indifferente.
Arrivato il giorno degli esiti, un sabato. Ero con i miei genitori, siamo andati a prendere un gelato prima dell'esposizione degli esiti e poi boom, non una stecca sui denti, ma la distruzione del mio essere. Mi mancavano solamente 18 punti per arrivare al 60 e vedere l'esito negativo mi ha distrutta completamente. Madre è andata a vedere bene tutta la lista, e non le tornavano i conti, non le sembrava normale.
La commissione ha bocciato 8 alunni su 46, pari a poco più del 17%, cosa "mai vista o successa", affermano tanti docenti. Che poi credo fosse stato tattico fare gli scrutini di sabato, dato che la scuola riapre il lunedì e quindi la commissione se l'è svignata senza lasciare altre tracce.
Io ho perso totalmente la ragione, non avevo più la voglia di andare avanti, in qualsiasi campo. Mi sentivo una nullità, poiché non sono riuscita ad essere all'altezza di un esame che avrebbe segnato il mio futuro. Non riuscivo ad accettare il fatto.
Così ho deciso di annegarmi nell'alcool, mentre Madre sbrigava delle faccende con gli altri genitori ed avvocato.
Ho preso tante decisioni di cui ora me ne pento, come passare ogni fottuto giorno da ubriaca (ero sobria circa 3 o 4 ore al giorno, non di più), come non dedicare tempo alle cose che amo, et similia.
Volevo dimenticarmi.
Ora non voglio compassione, voglio che chiunque legga questo post combatta.
Bisogna combattere, bisogna far sentire la propria voce e non esser messi da parte perché vincolati dalla società. Bisogna dire "no", bisogna farsi valere.

Se lasci te da parte, dimmi, cosa ti resta?

martedì 18 dicembre 2012

Andrà meglio.

Da poco ho realizzato di quanto io stia letteralmente nella merda. E no, non è un "periodo", come dicono tutti. Semplicemente nulla va per il verso giusto, da un anno o più, ormai. Qualsiasi sia l'azione che devo compiere, la faccio e penso sia andata bene, invece dopo mi prendo la stecca sui denti.
Facendo un riepilogo del 2012, ci sono stati più giorni (e settimane) pieni di problemi rispetto ai minuti di gioia. Sarà la sfiga? Non lo so.
Ho dovuto affrontare delusioni che riguardano i rapporti di amicizia e "amore", il fallimento dell'esame di stato (il post su questo episodio è ancora in bozze e da finire, presto sarà pubblicato), la morte di mio nonno, nonché l'uomo che considero come un secondo padre (e parlo di lui al presente, perché credo fermamente che egli viva in me, nei miei occhi), e altro. Mi sembrano tutti problemi più grandi di me, non riesco a gestire tutto.
Mi sento debole.
Ogni giorno mi sveglio con l'ansia addosso, mi sento soffocare, mi sento incatenata. Vado avanti a sigarette, tic nervosi e mi ripeto ogni giorno "Andrà meglio, Tamara.", come se volessi credere in qualcosa, credere che ci sia una soluzione. Cerco di circondarmi di persone positive, sperando che mi facciano sentire meglio e che mi facciano pensare ad altro finché non trovo una soluzione a tutto, sempre se ci riuscirò.
Non riesco nemmeno a sfogare tutta la rabbia che ho verso di me, mi sfogo solo a momenti. Qualsiasi cosa credo mi aiuti, la faccio, che sia ballare, ubriacarmi, correre, urlare, parlare con amici.
Ma non mi basta più.
Ogni giorno fingo che sia tutto ok, mantengo un comportamento statico per non dare nell'occhio e per non ricevere compassione da persone poco importanti che si sentono più complete ad ascoltare i problemi altrui.
Non occorre che mi si dica "C'è chi sta peggio", non me ne frega niente. Non ho voglia di paragonare la mia realtà con quella di altri, perché sto vivendo la mia vita, non di qualcun altro.
Andrà meglio.